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La presenza dell'uomo nel territorio di Vieste è fatta risalire già alla preistoria. Infatti in località Intresiglio, è stata scoperta una miniera preistorica in cui sono stati rinvenuti diversi reperti risalenti addirittura al neolitico, all'età del bronzo. Resti di possenti mura costruite a grossi blocchi squadrati e sovrapposti, sono stati ritrovati durante gli scavi presso la chiesa del Carmine, risalenti al 1000 A.C., all'epoca dei Dauni. Nei pressi del santuario
di Santa Maria di Merino, Vieste Nord, a testimonianza del passaggio dalla civiltà dei Dauni a quella Romana, intorno al 229 A.C., sono stati rinvenuti abbondanti reperti di età Augustea: impianti idrici, edifici pubblici e privati, templi tombe e molto altro. La città di Merino scomparve a causa dei
continui straripamenti del torrente Macchia, il lento accumularsi di materiali alluvionali spinsero gli abitanti a cercare un luogo più sicuro e salubre, sul promontorio, dove si trova l'attuale Vieste. La cttà di Merinum è menzionata anche negli scritti di Plinio. Vieste passò dall'occupazione dei bizantini al dominio del normanno Ruggero il Guiscardo. Ospitò nel 1177 Papa Alessandro III e da lì, dopo l'incontro con Federico Barbarossa, ebbe inizio il dominio degli Svevi su tutta l'Italia Meridionale. La costruzione del castello e di molte altre opere difensive, come le torri, volute da Federico II, risalgono a questo periodo. Tra il 1223 e il 1646, Vieste fu colpita da violenti scosse telluriche che provocarono molte vittime ed ingenti danni. Con l'avvento del feudalesimo, Vieste come tutta l'Italia Meridionale, subì un lungo periodo di immobilità, intorno al 1554 fu soggetta ad innumerevoli attacchi da parte dei pirati saraceni ed in particolare si ricordano i saccheggi avvenuto ad opera del turco Acomat Pascià e del pirata Dragut, quest'ultimo ricordato per la sua ferocia sanguinaria (vedi vicende legate alla Chianca Amara). |